Il popolamento dell’età del ferro – Uomini e riti

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Il popolamento dell’età del ferro – Uomini e riti
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Il popolamento dell’età del ferro – Uomini e riti

1.

In località Pedrignano, oltre ai resti di insediamento, alle canalizzazioni e alle sepolture, è stata individuata una fossa allungata contenente numerosi e grandi frammenti di bucchero, la tipica ceramica etrusca di colore grigio scuro e lucente. I vasi, in origine probabilmente impiegati in cerimonie o pratiche rituali legate al culto dei morti, erano stati intenzionalmente fratturati e poi sepolti. Nel gruppo spiccano gli alti sostegni cilindrici e troncoconici su cui dovevano essere appoggiati vasi di grandi dimensioni. Erano compresi anche recipienti più piccoli, come scodelle o tazze, mentre le basi modanate sono ritenute la parte inferiore di contenitori (thymiateria) usati per bruciare sostanze odorose. Piuttosto rara è la fiasca da pellegrino, riproduzione in bucchero dei più pregiati esemplari in metallo, a loro volta ispirati dai contenitori in materiali deperibili. Oltre ai tanti frammenti di vasi, era presente anche una piccola e frammentaria figura femminile realizzata sempre in bucchero.

Il contesto di Pedrignano si data tra la fine del VII e gli inizi del VI secolo a.C.

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2.

Il ripostiglio di Quingento di S.Prospero è composto da otto pani di rame ferroso, alcuni dei quali recano a rilievo un simbolo definito del “ramo secco”. Di dimensioni diverse, il loro peso totale è di circa 14,500 kg.

Barre rettangolari di rame o bronzo tagliate in pezzi minori a seconda delle necessità vengono usate dagli Etruschi come mezzo di scambio e come riserva di valore a partire del VI secolo a.C. Sui pezzi compare spesso un segno a rilievo, una sorta di timbro dell’autorità; da qui deriva la denominazione di aes signatum.

I pani di Quingento sono stati scoperti nel 1870, non lontano da un insediamento frequentato tra VI e V secolo a.C. Potrebbero essere il tesoretto occultato da un mercante o da un fonditore oppure, come ritengono alcuni studiosi, un deposito votivo in qualche modo connesso alle risorgive e all’abbondanza d’acqua che caratterizzano l’area in cui è stato collocato.

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3.

Seppure poco numerose, le iscrizioni etrusche rinvenute nel territorio dimostrano che tra VI e V secolo a.C. la scrittura era entrata a far parte della vita quotidiana delle comunità locali; il maggior numero di reperti iscritti proviene dalla zona di S. Maria del Piano – Lesignano Bagni, tra alta pianura e prime colline. Sul frammento di una ciotola in ceramica etrusco-padana, produzione tipica della prima metà del V secolo a.C., compare la scritta mi Θanuś: è la ciotola che parla in prima persona dichiarando di appartenere a Thanu. Questo nome, diffuso in tutte le aree di frequentazione etrusca, dimostra l’origine etrusca del proprietario; in altri casi, da questa o da altre zone, si hanno semplici disegni, come la stella a cinque punte, o singoli segni, come quello a M da interpretare probabilmente come la lettera tsade dell’alfabeto etrusco ed equivalente alla nostra ś.