Il popolamento etrusco/2 – Le sepolture

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Il popolamento etrusco/2 – Le sepolture

1.

Nel 1864 è stata scoperta a Fraore una sepoltura con ricco corredo; le scarne notizie sul ritrovamento citano un “tumulo sepolcrale”. Il corredo funebre comprendeva il servizio da banchetto, con due coltelli e uno spiedo in ferro, vasi in bronzo di diverse dimensioni e forma (per mescolare e mescere acqua e vino), una parure di gioielli composta da anello, orecchini e due “fibule” (spille da abito) in oro, più tre d’argento. Tali gioielli fanno pensare che la tomba appartenesse a una donna di rango elevato, vissuta all’incirca tra 450 e 400 a.C. Tuttavia, per la presenza di recipienti e strumenti legati al banchetto, di solito parte di corredi maschili, alcuni studiosi ipotizzano che la sepoltura fosse “bisoma”, contenesse cioè due corpi, uno femminile e uno maschile; non si può però escludere che tali oggetti fossero proprietà della defunta e riferiti alla sua attività di preparazione del cibo.

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Il popolamento etrusco/2 – Le sepolture

2.

La necropoli in località Botteghino, posta lungo un’importante direttrice verso gli Appennini, comprendeva una quindicina di sepolture datate tra il pieno VI e la fine del V secolo a.C. Su alcune tombe era stato innalzato un tumulo, circolare o subcircolare e con contrafforti in legno, terra, ciottoli, destinato a sottolineare il potere e il prestigio dei defunti. Le tre sepolture più ricche appartenevano a donne e i corredi sono composti prevalentemente da elementi di adorno quali pendagli, orecchini, parti di cintura. Il corredo in vetrina è composto da oggetti di adorno tra cui figurano uno spillone in argento, diverse perle in ambra o in vetro di colori diversi ed elementi in ferro, come fibule, anellini e una placca di cinturone; sono compresi anche oggetti meno ricorrenti, ossia alcuni vasi e un gruppo di fusaiole, queste ultime tipiche delle tombe femminili.

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Il popolamento etrusco/2 – Le sepolture

3.

In Emilia occidentale, tra VI e V secolo a.C., sono contemporaneamente in uso due riti funebri, l’inumazione e, in proporzioni decisamente maggiori, la cremazione o incinerazione. In questo secondo caso, i resti umani combusti vengono inseriti in doli insieme agli oggetti di corredo e i doli-cinerari, probabilmente chiusi con un coperchio di legno, erano poi sepolti in fosse scavate nel terreno entro cui erano a volte aggiunti anche resti del rogo funebre. Nel dolio rinvenuto a Casalora di Ravadese, urna di un defunto maschio, erano contenuti un bracciale e un pugnale in ferro ancora associato al suo fodero; quest’ultimo è caratterizzato da una terminazione a volute, elemento diffuso soprattutto in area alpina e trans-alpina orientale nel VI secolo a.C.

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4.

A Baganzola sono state scoperte una quindicina di sepolture a cremazione, con i resti dei defunti inseriti in doli anche di notevoli dimensioni, databili alla seconda metà del VI secolo a.C. Il dolio qui esposto conteneva i resti di un bambino di 7-8 anni e un corredo costituito da un coltello e un bracciale in ferro protetti da una ciotola capovolta che, a sua volta, nascondeva due fibule (spille) in bronzo.

Sul basamento a fianco sono esposti i corredi di altre due sepolture in dolio, appartenenti però a donne di alto rango. Quello di sinistra (tomba 1) comprende un’armilla (bracciale), diverse fibule, un pendaglio a ruota e una placca di cinturone in bronzo e una perla in pasta vitrea gialla; l’uncino in alto a destra, sempre in bronzo, è invece una chiave. L’altro corredo, anche più ricco, è composto da fibule in bronzo e in ferro, una grande placca di cinturone e un’altra frammentaria, un bracciale, un pendaglio a cestello, un orecchino (o un fermatrecce?), due pendagli a ruota in bronzo, una fusaiola in terracotta e una in pasta vitrea blu. Alcuni di questi oggetti, in particolare i pendagli a forma di ruota e le grandi placche di cinturone in bronzo, sono estranei al mondo etrusco e riconducibili invece al mondo celtico dell’Oltrepò.