Le terramare/5 – L’ambra

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Le terramare/5 – L’ambra

1.

L’ambra rinvenuta negli strati inferiori della terramara di Castione Marchesi ci dimostra sia che già nel XV-XIV secolo a.C. arrivava in area terramaricola, sia che all’interno di queste comunità esisteva una élite a cui tali beni erano riservati.
Le conchiglie, provenienti dalla stessa terramara, potevano provenire dai depositi fossili del primo Appennino, ma almeno in alcuni casi sappiamo (grazie alla conservazione del naturale colore interno) che sono giunte nel sito effettivamente come bene esotico, recuperato in mare poco prima di divenire oggetto di dono o scambio; la diversa tipologia, alcune da litorali rocciosi altre da coste sabbiose, ci dimostra l’esistenza di scambi con entrambe le aree costiere. Troppo frammentaria per ipotizzare la forma dell’oggetto completo è la minuscola spirale in oro.

2.

A Beneceto, negli strati datati tra la fine del XIV e gli inizi del XIII secolo a.C. sono stati recuperati vaghi (ossia perle) di diverse dimensioni e pendagli, tutti più o meno frammentari. Il diverso stato di conservazione di questi reperti rispetto a quelli di Castione Marchesi è principalmente dovuto alle differenti caratteristiche del terreno in cui sono stati per secoli inglobati.

3.

Tra gli oggetti di pregio in uso tra XVII e XV secolo a.C. sono compresi i bottoni conici di colore azzurro con foro che attraversa orizzontalmente il diametro. Sono realizzati, probabilmente dagli stessi artigiani metallurghi, in glassy faience, una sorta di materiale vetroso ottenuto con la fusione di silice (la sabbia usata per il vetro), un minerale idoneo a facilitare il processo (ad esempio il potassio) e rame che conferisce il tipico colore azzurro. Estremamente rari, se ne conoscono 16 dalla palafitta piemontese di Mercurago e una decina dalle terramare, metà dei quali da siti parmensi.