L’età del Bronzo – Gli inizi

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L’età del Bronzo – Gli inizi

1.

Ripostiglio, ossia un gruppo di oggetti intenzionalmente occultati, di collari ritrovato nell’Ottocento a Fraore di S.Pancrazio; era probabilmente composto da sei esemplari, ma ne furono consegnati al Museo solo quattro. I ripostigli di collari sono documentati soprattutto a nord del Po e questo di Fraore (datato XVIII-XVII secolo a.C.) è l’unico noto a sud del fiume. Oggetti di questo tipo potevano avere funzione di gioiello (forse indossato coi capi aperti sul davanti), oppure di riserva di metallo, analoga a quella degli attuali lingotti.

2.

Su un’area di scavo particolarmente estesa erano evidenti le tracce del disboscamento praticato mediante taglio di alberi e incendio: la peculiare dispersione dei frammenti ceramici è stata considerata indicativa dell’uso dell’aratro. Nel sito, frequentato all’incirca tra 2350 e 1650 a.C., non erano presenti tracce di abitato, ma sono stati rinvenuti alcuni grandi vasi interi e pozzetti contenenti reperti in pietra, ceramica, osso. Oltre a questi sono stati recuperati strumenti in selce, pendagli in pietra, due piccole perle in ambra e uno dei primi spilloni in bronzo.

3.

I cinque esemplari in verticale appartengono al ripostiglio di Castione Marchesi, rinvenuto nell’Ottocento a circa 1 km di distanza dalla omonima terramara; il sesto pugnale del ripostiglio si trova al Museo Pigorini a Roma. Da un’ignota località del parmense proviene l’altro grande esemplare. Pugnali di questo tipo, databili tra XVIII e XVII secolo a.C., non erano destinati a un uso pratico, bensì a sottolineare il prestigio del possessore. Frequente è il loro inserimento nei ripostigli, depositi di oggetti intenzionalmente occultati per il loro pregio da mercanti-fonditori, oppure come una sorta di offerta votiva destinata, per esempio, a sacralizzare un patto tra comunità limitrofe.

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L’età del Bronzo – Gli inizi

4.

Alla periferia sud-est della città è stata individuata una necropoli, databile tra 2000 e 1900 circa a.C., comprendente otto tumuli circolari, il maggiore dei quali aveva diametro di 24 metri, gli altri compresi tra 8 e 13. I tumuli avevano al centro una tomba in fossa delimitata, e talvolta anche coperta, da ciottoli ed erano perimetrati da un canaletto; entro tale canaletto erano deposti uno o più defunti. Poco discosti dalla zona dei tumuli erano presenti altre sepolture e una probabile area rituale.
Oggetti di corredo erano presenti, seppure non sistematicamente, nelle diverse tipologie di sepolture, quelle sotto tumulo, nei canaletti, nell’area circostante. Comprendono vasi, piccoli pugnali o modesti oggetti per l’ornamento personale in bronzo, elementi in selce (parti di falcetto o punte di freccia), monile in perline di steatite, perline singole, conchiglie e fusaiole.

5.

L’area in cui è stata impiantata la terramara omonima era già stata frequentata nei secoli precedenti: all’interno di un pozzo sono stati trovati i reperti più antichi, le anfore e il boccale, riconducibili alla cultura di Polada e databili tra XXI e XX secolo a.C. Altri frammenti ceramici e lo spillone in bronzo, appartenenti rispettivamente a XIX-XVIII e XVII secolo a.C., vengono dalla zona circostante.