Il Neolitico/3 – Le sepolture di Vicofertile

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Il Neolitico/3 – Le sepolture di Vicofertile

In una fascia ampia di circa 5×10 metri erano distribuite cinque sepolture databili al V millennio a.C. con inumati deposti entro semplici fosse sul fianco sinistro.
Al centro era collocata l’unica tomba femminile, appartenente ad una donna di 40-50 anni con un corredo composto da un piccolo vaso a bocca quadrata, un’olletta tipo S. Martino in ceramica di impasto fine e una statuetta femminile, alta 20 cm, unica nel panorama del Neolitico dell’Italia settentrionale. Vasi e figurina, tutti mal cotti, sono stati realizzati alla morte della donna, appositamente per essere deposti con lei.
La statuina raffigura una donna seduta, con capelli lunghi, volto ovale, occhi a fessura e naso prominente; le braccia, piegate ad angolo retto, si staccano dal busto per congiungersi all’altezza della vita. Rigidità e magrezza, il grande naso, somigliante a un becco (che sembra richiamare la dea-uccello proposta da un’illustre studiosa, Marija Gimbutas), l’assenza della bocca rappresentano l’aspetto ctonio della dea che, nella sua completezza, è signora della vita, della morte e della rinascita.
Ai lati della sepoltura femminile erano deposti un bambino di 7-8 anni, accompagnato da due asce in pietra levigata poste davanti al volto, e un giovane di 20-30 anni, che aveva tra le mani un frammento di lama di ossidiana lungo 4 cm e una piccola ascia tipo Collecchio. Stessa età di quest’ultimo avevano gli altri due uomini, posti alle due estremità del gruppo e privi di corredo.