Il Neolitico/2 – Le sepolture

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Il Neolitico/2 – Le sepolture

Lungo la tangenziale di Collecchio, nel 1992, sono state scoperte le prime sepolture neolitiche del territorio parmense. Delle tre tombe, databili al V millennio a.C., la prima apparteneva a una donna di 25-30 anni, deposta sul fianco sinistro, con gambe e braccia piegate e mani verso il volto. Aveva tra collo e costato una collana di minuscoli gusci di organismi marini (serpulidi) e, davanti al volto, una spatola e una punta d’osso, e una piccola olletta tipo S. Martino, vaso tipico dei contesti funerari dell’Italia meridionale; i vasetti di questa forma rinvenuti in un ristretto numero tombe femminili appartenenti alla Cultura dei vasi a bocca quadrata non sono però di importazione, bensì realizzati localmente.

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Il Neolitico/2 – Le sepolture

1.

Alcuni dei reperti recuperati sul terreno arato sono riconducibili a sepolture databili al V millennio a.C.: è il caso sicuramente dell’olletta tipo S.Martino, probabilmente delle perline in steatite, dell’ascia in pietra verde e della punta di freccia in selce.

2.

Sono state qui individuate oltre 60 sepolture databili al pieno V millennio a.C.; quasi tutte singole e in fossa semplice, sono circa 1/3 quelle dotate di un corredo. I corredi maschili comprendono asce in pietra verde di tipologia diversa, grandi lame e cuspidi di freccia in selce, queste ultime spesso collocate dietro alla schiena con la punta verso il basso, presumibilmente in posizione da faretra.
Nei corredi femminili compaiono scodelle a bocca quadrata, scodelline miniaturistiche e, più raramente, ollette tipo S.Martino, manufatti in osso ed elementi di ornamento. I vasi sono quasi sempre inornati, differenti da quelli da abitato, a riprova che esistevano produzioni esclusive per le sepolture.
Monili multipli o singoli pendagli sono realizzati con steatite nera, perle ricavate da calcite o da osso, microdentalia, Conus e canini di carnivoro forati, imitazioni di canini atrofici di cervo in osso. La figura femminile alta circa 5 cm, ma frammentaria, era inserita in una sepoltura infantile (2-3 anni).

3.

Si tratta di una quindicina di sepolture deposte nell’area abitata durante le periodiche fasi di abbandono. I defunti erano collocati in semplice fossa ovale scavata nel terreno, a volte al margine delle grandi strutture polilobate; in altri casi erano posti sulle sponde o sul fondo delle grandi fosse circolari. Stratigrafia e materiali dimostrano che non appartengono tutte alla medesima fase, a riprova dell’alternarsi di uso abitativo e uso funerario dell’area e del ritorno al luogo degli antenati.
Poche sono quelle dotate di corredo: un uomo aveva una porzione di palco di cervo, un altro un corredo composto da una grande ascia, una punta di freccia, uno spillone in osso. Una bambina di circa 5 anni aveva al collo una collana di microdentalia e un ragazzo un ricco corredo comprendente un’ascia in pietra verde, una punta di freccia, un monile di canini e una collana di conchiglie. Piuttosto raro è il corredo composto da frammenti di macine e un insieme di schegge di selce.