Descrizione
Tra la fine del XVII e il XVI secolo a.C., in piena età del Bronzo, nella pianura padana iniziano a fiorire decine di villaggi, le cosiddette “terramare”, con peculiari caratteristiche strutturali e un omogeneo patrimonio di manufatti. I villaggi, estesi da uno fino a oltre 10 ettari, sono distanti mediamente 5/6 chilometri uno dall’altro e la loro economia è basata su un’agricoltura piuttosto avanzata e sull’allevamento. All’interno dei villaggi, ogni famiglia provvede autonomamente alla realizzazione di vasellame, tessuti, manufatti in legno e, forse, corno; la produzione ceramica è particolarmente intensa e gli scavi (sia ottocenteschi che più recenti) evidenziano l’ampio repertorio di forme in uso, alcune delle quali caratterizzate dalla presenza di un particolare manico, con terminazioni simili a delle corna. Sempre in ambito domestico sono realizzati i tessuti (impiegando strumenti in legno e terracotta, quali fusi, fusaiole, telai verticali e relativi pesi). Molto praticata in ambito terramaricolo è poi la lavorazione del palco di cervo, forse almeno in parte opera di un artigiano specializzato; sicuramente appannaggio di una figura specializzata è invece la realizzazione di oggetti in bronzo, tra cui sono compresi armi, attrezzi, ornamenti personali. Una serie di beni di pregio, quali ambra, bottoni in pasta vitrea, conchiglie ornamentali suggeriscono l’esistenza, all’interno delle comunità, di una ristretta élite costituita dai guerrieri e dalle loro famiglie. Con la civiltà terramaricola si afferma definitivamente un nuovo rito funebre, la cremazione: le ossa combuste sono raccolte e inserite in urne appositamente realizzate, poi sepolte al di fuori del villaggio; non sono previsti elementi di corredo, ma parti di oggetti in bronzo, intenzionalmente spezzati, si trovano spesso nel terreno circostante le sepolture. Dopo secoli di prosperità, intorno al 1200 a.C., il sistema economico della Cultura terramaricola entra in crisi per l’impoverirsi dei terreni, sovrasfruttati da secoli, e per una fase di siccità; nel giro di pochi decenni pressoché tutti i villaggi sono abbandonati e per la pianura emiliana inizia un lungo periodo di spopolamento.
Bibliografia
Le terramare: la più antica civiltà padana, a cura di Maria Bernabò Brea, Andrea Cardarelli, Mauro Cremaschi, Milano, Electa, 1997
Storia di Parma. Parma romana, a cura di Domenico Vera, Parma, Monte Università Parma, 2009
“…le terremare si scavano per concimare i prati…” La nascita dell’archeologia preistorica a Parma nella seconda metà dell’Ottocento, a cura di Maria Bernabò Brea e Angela Mutti, Parma, Artegrafica Silva, 1994








