Descrizione
La colonia romana di Parma viene dedotta nel 183.a.C. con funzioni di controllo delle valli appenniniche popolate dai Liguri ancora in guerra con Roma: a ciascuno dei 2000 coloni, giunti con le famiglie dall’Italia centrale, sono assegnati 8 iugeri di terreno (circa 20.200 mq). Le operazioni centuriali suddividono il territorio in lotti quadrati di circa 710 m di lato, delimitati da strade, filari di alberi e canali. Gli insediamenti agricoli, solitamente due per centuria, si distribuiscono inizialmente nelle zone più vicine alla città per poi diffondersi fino a 900 m di altitudine e nella bassa pianura fino al Po. Dalla città si dipartono i tracciati viari che conducono a nord e a Brixellum, porto sul fiume Po, a sud e alle vallate appenniniche di Taro e Ceno, Parma, Baganza ed Enza, mentre a ovest del torrente principiano le vie per Cremona e per Luni.
Lungo le strade principali si impostano le necropoli; le iscrizioni rivelano la presenza di recinti funerari contenenti più tombe, sepolture singole contrassegnate da epigrafi, sepolcri monumentali, come quello cui appartenevano i due grandi leoni in pietra rinvenuti lungo la via Emilia e ora all’ingresso del Museo. Presso il limite nord della città e la strada per il Po, una vasta necropoli scoperta nell’Ottocento ha restituito tombe di età repubblicana, tra cui una sepoltura di infante in tronco d’albero, e tracce d’utilizzo almeno fino al III secolo d.C. A sud, in una necropoli scavata in anni recenti sull’antica via per la val d’Enza, sono emersi ricchi corredi di I e II secolo d.C., relativi a tombe sia a incinerazione che a inumazione. Oggetti ricorrenti sono le lucerne, i balsamari e le monete, inserite in bocca o in mano al defunto quali “oboli di Caronte”; si aggiungono spesso suppellettili da banchetto, come coppe e bicchieri in ceramica e in vetro, ornamenti e oggetti personali, quali pedine da gioco o conchiglie, simboli sia dell’azzardo insito nel destino umano, sia di rigenerazione.
La base dell’economia è costituita dall’agricoltura, praticata nei piccoli e medi insediamenti diffusi a partire almeno dal I secolo a.C. Alla coltivazione di cereali si affiancano altre produzioni, destinate alla città e ai mercati locali; fornaci per laterizi o per anfore sono documentate in varie località. Le intense attività commerciali, con l’importazione di olio e vino istriano e di salsa di pesce (il celebre garum) dalla Spagna, sono dimostrate dalle migliaia di anfore reimpiegate nelle bonifiche dei terreni umidi, sotto le strade e le case cittadine.
Il vasellame a vernice nera e a vernice rossa, le ceramiche da dispensa e da cucina, bilance, strumenti per la scrittura, bronzi per il culto domestico e l’ornamento personale sono tipici esempi dei materiali in uso entro le abitazioni romane più ricche (le domus) dal I secolo a.C. al III secolo d.C.
Bibliografia
Storia di Parma. Parma romana, a cura di Domenico Vera, Parma, Monte Università Parma, 2009







