Dal Paleolitico all’età dei metalli

Indice pagina

Descrizione

All’ingresso del Museo Archeologico, i visitatori sono accolti da una grande vetrina in cui compaiono un bifacciale e numerose schegge di selce databili al Paleolitico inferiore. Il percorso museale, ordinato cronologicamente, inizia con gli strumenti litici dei cacciatori-raccoglitori neandertaliani che sulle prime colline, in un ambiente di tipo steppico e con il ghiaccio esteso ben oltre il crinale appenninico, seguivano gli animali tipici dei climi freddi: sono le più antiche tracce di frequentazione del territorio parmense databili tra 70.000 e 50.000 anni fa, al Paleolitico medio. In questa stessa fase, ma in un momento di clima più mite, inizia lo sfruttamento del diaspro del Monte Lama, che si intensifica poi, migliaia di anni dopo, nel Paleolitico superiore. Dopo la fine dell’ultima glaciazione (circa 13.000 anni fa) si apre un periodo caldo e umido durante il quale la frequentazione dei gruppi umani si estende fino ai pianori dell’alto Appennino.

Agricoltura e allevamento, su cui si basa la nuova economia produttiva della successiva epoca neolitica, favoriscono la crescita del popolamento; nel parmense, tale incremento si verifica soprattutto nel V millennio a.C. con la diffusione, come in gran parte dell’Italia settentrionale, della Cultura dei vasi a bocca quadrata. Gli insediamenti occupano i terreni ben drenati e adatti ai cereali dell’alta pianura e gli scambi su vasta scala di alcune materie prime diventano molto intensi: nei diversi siti si ritrovano manufatti in pietra verde levigata ottenuti da rocce di provenienza alpina, lame, punte, punte di freccia in selce di area alpina o centro italica, ossidiana dalle isole dell’Italia centro meridionale, cristallo di rocca sempre dalle Alpi.
I defunti, come frequente durante il Neolitico, sono deposti in posizione rannicchiata, in semplici fosse nel terreno. Alcuni di essi sono dotati di un corredo, costituito solitamente da vasi e monili per le donne, asce in pietra verde, strumenti in selce e, a volte, anche monili per gli uomini.

Negli ultimi secoli del Neolitico compaiono i primi oggetti in rame, a riprova che il passaggio alla prima età dei metalli avviene senza soluzione di continuità. Durante l’età del Rame, si diffondono nuove tecnologie e nuove prassi (l’aratro a trazione animale, la ruota, il metallo, lo sfruttamento dei prodotti secondari degli animali) che, insieme a un aumento demografico, portano a un più intenso e più organizzato sfruttamento delle risorse, ma anche a notevoli mutamenti ambientali, quali, per l’area emiliana, puntuali disboscamenti non solo nelle aree montane. Tra le scoperte del parmense sono da segnalare le grandi case rettangolari absidate la cui lunghezza, in alcuni casi, superava i 50 metri.

L’uso del metallo diviene tuttavia sistematico solo grazie al diffondersi della lega di rame e stagno, il bronzo; l’approvvigionamento di metalli è il motore delle intense attività di scambio di questa nuova epoca (l’età del Bronzo) e dei contatti che si instaurano tra le numerose civiltà del periodo nonostante i loro diversi gradi di sviluppo socio politico. Fino a pochi anni orsono le uniche testimonianze del parmense erano costituite da due ripostigli di oggetti in bronzo. Le ricerche più recenti vanno in realtà dimostrando che il territorio era insediato anche in quest’epoca: tracce di aratura a San Pancrazio, un pozzo a Beneceto e un sepolcreto con tombe a inumazione, alcune sormontate da tumuli monumentali, a PR-Sant’Eurosia, sono i ritrovamenti più significativi.

immagine per Dal Paleolitico all’età dei metalli

Bibliografia

Storia di Parma. Parma romana, a cura di Domenico Vera, Parma, Monte Università Parma, 2009

Opere e collezioni