Antelami e il suo tempo

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Antelami e il suo tempo2021-02-10T13:30:09+01:00

Antelami e il suo tempo

Dopo il Tardoantico e a testimonianza dell’Europa medievale, questa sala raccoglie alcuni importanti frammenti lapidei di ambito padano, scolpiti nei secoli XII e XIII, fra i quali spiccano i rilievi eseguiti nel 1178 da Benedetto Antelami per lo scomparso Pulpito della Cattedrale di Parma.

Nei tre capitelli superstiti, veri capolavori dell’arte gotica italiana, sono ben evidenti i riferimenti alla scultura coeva della Francia settentrionale purificata tramite puntuali citazioni dall’antico, riconoscibili nel trattamento illusionistico delle forme e nel canone classicheggiante della figura umana e dei suoi abbigliamenti.

Altro documento di notevole interesse è il duecentesco capitello proveniente da Santa Maria di Monte Oliveto, oggi scomparsa che, recando l’iscrizione “Ubertius Ferlendi me fecit”, attesta la precoce gestazione dell’arte moderna in occidente, in cui l’opera non è più manifestazione anonima del divino ma della capacità creativa degli uomini (qui probabilmente il committente-ideatore dell’iconografia e non ancora l’artista).

L’antica Porta lignea di san Bertoldo, esposta anch’essa in questo spazio, proviene dal distrutto monastero femminile di Sant’Alessandro, un tempo collocato nell’area del Teatro Regio. La preziosa decorazione a tralci vegetali abitati da animali fantastici riassume le caratteristiche e i temi tipici dell’universo romanico dove suggestioni classiche si incrociano con apporti ben più remoti, ispirati ai bestiari dell’Asia centrale.

Crediti Fotografici
ph. Giovanni Hänninen

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