Il Farnese Festival inaugurerà con l’ensemble Europa Galante, considerato tra i massimi interpreti a livello mondiale nel campo della musica barocca, che si esibirà nel Teatro Farnese con l’opera in forma di concerto I Fratelli Riconosciuti. Il lavoro, su libretto di Calo Innocenzo Frugoni e musica di Giovanni Maria Capelli, fu rappresentato a Parma per la prima volta nella stagione di Primavera del 1726. Grazie a un’importante operazione di recupero della partitura, curata da Francesco Baroni e revisionata dal maestro Biondi, l’opera viene oggi restituita al pubblico contemporaneo e valorizzata attraverso uno specifico volume monografico dedicato. L’appuntamento si preannuncia come l’evento di spicco della terza edizione del Festival, un’occasione unica per riscoprire una preziosa pagina della storia musicale parmense e del teatro barocco.
Artisti
- EUROPA GALANTE
Fabio Biondi, Violino solista e direttore
Orchestra
Fabio Ravasi, Beatrice Scaldini, Barbara Altobello, violini I
Andrea Rognoni, Silvia Falavigna, Matilde Tosetti, violini II
Stefano Marcocchi, Ernest Braucher, viole
Alessandro Andriani, Perikli Pite, violoncelli
Paola Poncet, cembalo
Giangiacomo Pinardi, teorba
Emmanuel Laporte, Gabriel Pidoux, oboi
Patxi Montero, contrabbasso
Voci
Ann Hallenberg, Attalo
Vivica Genaux, Nicomede
Roberta Invernizzi, Farnace
Jorge Navarro Colorado, Tiridate
Carlotta Colombo, Laodicea
Ernesta Scabini, Arsinoe
Opera
La passione per il teatro ha segnato profondamente la storia della famiglia Farnese fin dai tempi di Pier Luigi, mantenendosi viva per oltre due secoli come espressione di potere, prestigio e raffinata cultura. Anche nei periodi di crisi, la dinastia continuò a investire con determinazione in spettacoli grandiosi, utilizzandoli come strumenti di legittimazione politica e di rafforzamento delle alleanze nobiliari. Un esempio emblematico di questo impegno fu l’inaugurazione del Nuovo Teatro Ducale nel 1687 che trasformò Parma in un centro nevralgico della scena barocca. Questa sala visse un momento di particolare splendore nel 1714 quando, in occasione delle nozze di Elisabetta Farnese con il Re di Spagna, giunsero nel territorio celebri interpreti che accrebbero il prestigio dei governanti a livello internazionale.
In quello stesso teatro, il 10 maggio 1726, andò in scena con grande successo I fratelli riconosciuti, nuova versione di un vecchio libretto di Francesco Silvani, rielaborato dall’abate Carlo Innocenzo Frugoni che lo adattò alle esigenze artistiche del luogo e ai gusti dei cantanti, in particolare dei celebri castrati Carlo Broschi (Farinelli), nel ruolo di Nicomede, e Giovanni Carestini (Cusanino) in quello di Attalo. Dopo essersi già esibiti insieme nel 1722, i due interpretarono fratelli rivali, offrendo al pubblico una memorabile sfida vocale. La platea fu testimone di un confronto straordinario tra le voci più ambite del momento, in un duello canoro che accese entusiasmi e consacrò quella serata come una delle più memorabili della stagione teatrale.
La composizione musicale fu affidata a Giovanni Maria Capelli, figura centrale della vita artistica parmigiana tra XVII e XVIII secolo. Sacerdote, organista e maestro di cappella del Duomo aveva iniziato la carriera con la musica sacra, per poi dedicarsi anche al teatro.
L’orchestra, composta da artisti di grande talento, annoverava tra le sue fila i celebri fratelli Besozzi – Giuseppe e Alessandro agli oboi, Paolo Girolamo al fagotto –, noti non solo per la loro straordinaria tecnica, ma anche per l’eleganza e l’assieme impeccabile delle loro esecuzioni.
A conferire ulteriore splendore alla produzione contribuirono i sontuosi costumi di Natale Canziani e le scenografie spettacolari di Pietro Righini. Nonostante il carattere difficile di quest’ultimo, la collaborazione tra i due fu essenziale per definire visivamente i personaggi e l’atmosfera dell’opera, concorrendo così all’eccellenza del teatro barocco parmigiano.
L’opera narra la storia di due fratelli, figli dello stesso padre ma di madri diverse, che crescono ignari l’uno dell’esistenza dell’altro in contesti differenti. Attraverso una trama ricca di travestimenti, scambi d’identità e rivelazioni impreviste, Nicomede e Attalo si trovano coinvolti in una rete di inganni, ambizioni e sentimenti. Solo alla fine, con il riconoscimento dei legami di sangue, si giunge al lieto fine: la riunione familiare, il ripristino dell’onore e la celebrazione del perdono. Il tema dell’«arte del riconoscimento», tanto caro al teatro del Settecento, trova qui piena espressione, sottolineando come la verità, pur celata, sia destinata a prevalere.