La Galleria Nazionale apre al pubblico tre nuove aree: Galleria del Teatro, Ala Nord alta, Passerella Farnese e Medagliere Ducale

La Galleria Nazionale apre al pubblico tre nuove aree: Galleria del Teatro, Ala Nord alta, Passerella Farnese e Medagliere Ducale

2023-12-22T09:42:53+01:00

Lunedì 19 giugno 2023, dopo sei anni di lavori complessivi, ha riaperto totalmente riqualificata la Galleria Nazionale della Pilotta a Parma.

Il grande progetto di revisione e di riallestimento del percorso espositivo della Galleria, ideato dal Direttore del Complesso Simone Verde, in linea con gli orientamenti della museografia contemporanea, si completa con l’apertura al pubblico della Galleria del Teatro, dell’Ala Nord alta, della Passerella Farnese e del Medagliere ducale.

Oggi – dichiara Simone Verde, direttore del Complesso Monumentale della Pilotta – una delle più prestigiose collezioni d’arte antica d’Italia viene restituita integralmente al pubblico in tutto il suo splendore.

Con l’apertura dell’Ala Nord alta, della Passerella Farnese che ospita il medagliere farnesiano e della Galleria del Teatro giunge a compimento, dopo un intenso lavoro durato sei anni, l’intero percorso espositivo della Galleria Nazionale della Pilotta, che presenta molte opere, finora rimaste nei depositi, e finalmente esposte per la prima volta”.

“I vari interventi s’inseriscono nel solco di una gestione manageriale il più possibile virtuosa per cui la valorizzazione sostiene la tutela, in linea con le imprescindibili indicazioni programmatiche stabilite dal Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano”.

Si tratta di un’operazione che ha coinvolto decine di persone, dai funzionari ai restauratori, dalle istituzioni cittadine agli sponsor, ai vari professionisti che hanno messo a disposizione la loro professionalità per l’ottenimento di un risultato che ci riempie il cuore di orgoglio e di soddisfazione.

Il nostro impegno ovviamente non si conclude qui. A breve verrà compiuto un ultimo passo per giungere al completamento del lavoro di riqualificazione del Complesso monumentale che avverrà con l’inaugurazione del nuovo Museo Archeologico, il più antico d’Italia,  e il rifacimento del piazzale interno del palazzo.

Ala Nord alta

Dopo due anni di lavori, l’Ala Nord alta propone sette nuove sale dedicate agli esponenti più significativi dell’arte emiliana tra il Cinquecento e il primo Seicento, favorendo un collegamento diretto con lo sviluppo cronologico delle opere dedicate ai Fiamminghi e all’arte del Manierismo parmense, e le sale dell’Ala Nord bassa.

Il progetto architettonico, affidato allo Studio Bordi Rossi Zarotti di Parma, ha permesso di raggiungere un equilibrio tra intervento strutturale e allestimento delle collezioni. L’intervento ha interessato inoltre una generale messa in sicurezza delle opere, eliminando i fattori di rischio tramite l’introduzione di pannelli e supporti innovativi che impediscono un contatto diretto tra i dipinti e la cortina muraria in mattoni, nonché la realizzazione di una vetrina specifica concepita per assicurare la migliore conservazione e valorizzazione del prezioso Autoritratto di Annibale Carracci.

Il visitatore è accompagnato alla scoperta dei capolavori della pittura emiliana del 1500 e del 1600, prendendo le mosse dalle sale dedicate al pittore della maniera Girolamo Mazzola Bedoli.

Procedendo, s’incontrano nella sala, denominata L’eredità del Correggio, le opere di Giovanni Battista Tinti e di Pier Antonio Bernabei, testimonianza del clima artistico di Parma sul finire del Cinquecento, contraddistinto da un nuovo interesse per l’opera del Correggio.

La sezione dedicata alla bottega dei Carracci, racchiude i dipinti dei fratelli Agostino e Annibale e del cugino Ludovico, artefici di una riforma artistica che, per veicolare presso il grande pubblico del tempo – per lo più analfabeta e conteso dal Protestantesimo – i contenuti morali della Controriforma, si servì del linguaggio semplice e diretto degli affetti, con una verosimiglianza tutta nuova, capace di stimolare la devozione e il coinvolgimento dei fedeli. Qui, grazie alla direttrice della Pinacoteca Nazionale di Bologna, Maria Luisa Pacelli, che ha generosamente concesso in deposito le due tele laterali che affiancavano la pala dell’altare maggiore della chiesa dei Cappuccini di Santa Maria Maddalena di Parma, è per la prima volta esposto il nucleo decorativo originario delle opere dei Carracci: la pala raffigurante la Pietà con la Vergine e i santi Francesco, Chiara, Giovanni Evangelista e Maddalena, considerata da Andrea Emiliani l’atto d’inizio della pittura barocca, e le tele laterali con San Luigi IX re di Francia e Santa Elisabetta.

Ai lati del passaggio sulla passerella sono esposti due grandi dipinti appartenenti alla maturità artistica di Ludovico Carracci e realizzati per il Duomo di Piacenza, I funerali della Vergine e Gli Apostoli al sepolcro della Vergine, in cui sono evidenti gli influssi di Michelangelo nel gigantismo delle figure e soluzioni cromatiche ispirate alla pittura veneta.

Nella quinta sala si possono ammirare i dipinti di Bartolomeo Schedoni, pittore modenese in servizio dal 1607 alla corte dei Farnese, capace di esprimere un linguaggio più autonomo e originale, in cui si avverte una sintesi delle due grandi correnti della pittura barocca. Oltre all’esempio di Correggio, filtrato attraverso la pittura dei Carracci, s’impone la ripresa di motivi caravaggeschi nell’uso della luce e nella gestualità dei personaggi, con un risultato di ineguagliato impatto scenografico ed emotivo.

Nel penultimo ambiente sono esposte le opere dei pittori caravaggeschi in Emilia, Leonello Spada, Trophime Bigot e Giovanni Lanfranco, che risentono in vari modi delle novità portate dal Merisi in un momento cruciale per lo sviluppo della pittura religiosa sul territorio e, nell’ultima sala, quelle dei pittori emiliani del 1600, Giovanni Lanfranco, Sisto Badalocchio e Luigi Amidani, la cui formazione è influenzata dagli esiti artistici dei Carracci.

Il percorso di visita prosegue, scendendo al primo piano dell’ala nord, con le sezioni dedicate ai dipinti del Guercino e all’interpretazione offerta da Bartolomé Esteban Murillo dell’Apostolado, genere iconografico diffuso nella pittura spagnola, che consisteva nella rappresentazione dei 12 apostoli con i loro attributi, e al riallestimento dei dipinti di Francesco Del Cairo e Carlo Francesco Nuvolone nella sala dedicata all’Arte in Lombardia 1600-1700.

Durante questi due anni sono stati portati a termine i restauri di diversi dipinti su tela, tra cui Matrimonio mistico di santa Caterina d’Alessandria di Girolamo Mazzola Bedoli (a cura del Laboratorio di restauro Ottorino Nonfarmale srl, grazie al sostegno del Getty Center di Los Angeles in cambio di un prestito di un’opera della Galleria nel 2021), oltre a San Francesco d’Assisi riceve le stigmate e il Trasporto di Cristo al sepolcro di Sisto Badalocchio, il san Giovannino di Bartolomeo Schedoni e la Salita al calvario del Lanfranco, a cura della funzionaria restauratrice del Complesso della Pilotta, Gisella Pollastro.

Analogamente si è sviluppata una grande campagna di restauro e di recupero di numerose cornici in oro, che sono state riaccostate ai dipinti dopo la rimozione dell’antico allestimento (a cura di BRestauro, Restauratori Associati e Roberta Notari restauro).

Passerella Farnese

Con l’insediamento della nuova direzione, la passerella che sovrasta l’ala ovest, fino ad allora dedicata all’esposizione degli interventi borbonici sull’urbanistica parmigiana, accoglie un allestimento coerente con i temi dell’area ottocentesca cui conduce, ovvero i saloni della ritrattistica ducale.

Il passaggio è stato quindi trasformato in una sezione che narra la storia del ducato e presenta i ritratti dei duchi Farnese in una successione che si completa nel salone con la nuova casa regnante dei Borbone e con l’allestimento del ricco patrimonio di medaglie e monete rinascimentali e di volumi a stampa finora mai esposti. L’intreccio tematico tra la galleria dei ritratti della passerella, le monete antiche e le medaglie permette di affrontare così le modalità di nascita di un genere nuovo al XV secolo: quello del ritratto principesco, debitore dei modelli numismatici antichi.

L’intervento ideato dal Direttore Simone Verde si è avvalso per la sua realizzazione della consulenza scientifica e della collaborazione di Davide Gasparotto, Senior Curator, Department of Paintings del J. Paul Getty Museum di Los Angeles e di Paolo Parmiggiani, storico dell’arte esperto di arte rinascimentale.

È doveroso sottolineare come la numismatica antiquaria sia nata a Parma, città che nel 1523 ha dato i natali a Enea Vico (n. 1523), artista e incisore, nonché studioso e teorico di glittica, l’incisione su pietre preziose, e di numismatica. È proprio nel XV secolo che la medaglia si affermò come forma artistica volta a commemorare i personaggi e i fatti del tempo in un complesso gioco d’immagini e nomi, simboli e iscrizioni celebrative.

Tra le opere di particolare importanza e valore esposte nella Passerella Farnese sono da ricordare le medaglie di Antonio Puccio Pisano, detto il Pisanello, considerato l’ideatore della medaglia moderna, come quella dedicata a condottiero e capitano di ventura Niccolò Piccinino o quella con l’effige di Ludovico III Gonzaga. Riallacciandosi ai modelli numismatici della Roma imperiale, Pisanello definì i caratteri formali ed espressivi di un genere che ha avuto ampia fortuna per cinque secoli.

Una sezione è inoltre riservata alla medaglistica della famiglia Farnese, iniziata con il cardinale Alessandro Farnese, in seguito papa Paolo III, e proseguito con i suoi successori. Attraverso le raccolte del Museo Archeologico Nazionale di Parma è ora possibile ripercorrere la genealogia farnesiana, i cui esponenti e fatti storici furono regolarmente celebrati con l’emissione di medaglie realizzate dai maggiori specialisti di questo ambito artistico quali Pastorino de’ Pastorini, Giovanni Vincenzo Melone, Gian Federico Bonzagni, Francesco Mochi, Jacques Jonghelinck, Cesare Fiori, di cui viene presentata la medaglia con il ritratto di Ranuccio II Farnese.

Galleria del Teatro

Per restituire significato e comprensibilità alla storia del Teatro Farnese, capolavoro del 1618 e primo teatro moderno della storia europea, già oggetto di un lungo ed elaborato ciclo d’interventi, si è ritenuto di musealizzare le aree delle sottogradinate, riutilizzando materiali preesistenti o vetrine progettate per precedenti eventi espositivi, come quelle donate dalla Fondazione Cariparma, e di riunire i documenti afferenti al Museo Archeologico, alla Biblioteca Palatina, alla Galleria e al Teatro Farnese.

Questi spazi, in precedenza usati come luoghi di passaggio o come magazzini ingombri di beni in disuso, sono stati bonificati, con benefici effetti di miglioramento della sicurezza sul piano della prevenzione degli incendi, e trasformati in aree museali.

Nella Galleria del Teatro s’incontrano modelli architettonici afferenti alla storia del teatro, come il Modello del “Balcone del Principe” e dell’ingresso del Teatro Farnese, di manifattura parmigiana del XVIII secolo, o il Modello del Teatro Farnese, della fine del XVIII secolo, in legno policromo, carta e cera, o ancora la statua dell’Alfiere (1618) di Luca Reti, il cui restauro è stato realizzato grazie a un protocollo d’intesa con l’Istituto Centrale per il Restauro.

Particolarmente interessante è il dipinto Interno del Teatro Farnese (1867) di Giovanni Contini che dà conto delle condizioni nel quale versava il teatro a metà Ottocento, quando solo grazie alla strenua opposizione dell’Accademia parmense di Belle Arti ne fu impedito l’abbattimento.

Una parte di questa nuova sezione è dedicata alla riscoperta e alla reinvenzione del teatro antico in ambito rinascimentale; un secondo settore, invece, alla serie degli spettacoli e delle festività nuziali organizzate dal 1628 al 1714 nello spazio del Farnese, dove sono confluiti documenti audiovisivi sugli apparati effimeri barocchi delle celebrazioni ducali, derivanti da una mostra organizzata in collaborazione con la Fondazione Cariparma.

Videomapping

Per rendere lo spettatore consapevole della straordinaria importanza del Teatro Farnese e invitarlo a riscoprire l’aspetto e l’uso originario della sala gravemente danneggiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, è stato realizzato un videomapping che, attraverso l’utilizzo di proiezioni, suoni e immagini in movimento, ricrea e riporta in scena quella macchina dell’illusione teatrale dove alcune delle idee e delle sperimentazioni sceniche del teatro moderno si sono realizzate.

Il videomapping, un progetto del Complesso Monumentale della Pilotta, promosso dal Ministero della cultura – Direzione Generale dello Spettacolo, ideato da Stefano Gargiulo e Simone Verde, prodotto da Kaos Produzioni e realizzato grazie al sostegno di CINECITTÀ S.p.A., offre al pubblico la possibilità di dialogare con un luogo denso di anime e identità, per ricreare quella illusione, non più fisica ma digitale, riattivando la macchina scenica del Teatro, evocando l’antica fastosità del decoro, riportando alla memoria una macchina fatta di uomini, corde, carrucole, pezzi di legno, statue, stucchi e decori.

Come una grande giostra ferma da tempo il teatro e i suoi abitanti si animano, le colonne iniziano a girare come rulli di un meccanismo arrugginito, il movimento diventa via via più fluido; le altre porzioni del proscenio e le sue decorazioni si mettono in moto; il moto e i suoni della macchina scenica diventano sempre più armoniosi, musicali, e partecipano alla celebrazione della ri-costruzione del Teatro Farnese e delle infinite potenzialità sceniche del suo palco.

Le proiezioni del videomapping, si terranno ogni giorno, negli orari di apertura del Complesso Monumentale della Pilotta, con un intervallo di 30 minuti, dalle 11.00 alle 18.30.

Nuovi servizi al pubblico

Tra i nuovi servizi studiati per migliorare la fruizione del pubblico, si segnala la creazione di un’area di sosta con sedute e distributori automatici, cui si accede dalla Sala del Trionfo. L’intero spazio è stato valorizzato e interamente ripensato per restituire ai visitatori un ambiente destinato in precedenza ad area di deposito, in prossimità del quale è stato creato un grande blocco di bagni con circa 20 servizi igienici e una nursery room corrispondenti in termini numerici alle normative attualmente vigenti in termini di accessibilità.

In questa sala ristoro sono state allestite, in alcune vetrine, una serie di ceramiche databili tra Sette e Ottocento, mai esposte in precedenza, come un intero servizio di stile Wedgwood con piatti, zuppiere e mestolo che richiama la funzione dell’ambiente, ricollegandosi agli altri manufatti ceramici esposti in Sala del Trionfo, che costituiscono una rara e preziosa testimonianza della produzione settecentesca dalla Real Fabbrica di Vetri e Maioliche impiantata a Parma dai Borbone, alcuni dei quali generosamente donati dalla studiosa Cristina Campanella.

Ph. Giovanni Hänninen

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