L’Ottocento e il mito di Correggio. Dipinti degli artisti parmensi dai depositi alle sale della Galleria in dialogo con il grande maestro del Rinascimento
La mostra
L’Ottocento e il mito di Correggio è innanzitutto un omaggio a due figure per molti versi fondamentali della storia parmense: Maria Luigia d’Asburgo, Duchessa di Parma, e l’incisore Paolo Toschi. Vuole anche essere una soluzione virtuosa di un problema allestitivo di lunghissima data.
La Rocchetta
teatro di questa “mostra permanente”, ospita le pale del Correggio in un allestimento ottocentesco storicizzato e quindi inamovibile.
Intorno ai quattro capolavori del Correggio – La Madonna con la scodella e la Madonna di San Girolamo più le due tele provenienti dalla Cappella del Bono – , la mostra presenta anche il meglio della produzione ottocentesca del Ducato, con dipinti conservati in deposito e mai esposti prima.
Ad unire il grande maestro rinascimentale e i capolavori ottocenteschi è Paolo Toschi, incisore raffinato, architetto e direttore dell’Accademia delle Belle Arti, fondata nel 1757 dal duca Filippo di Borbone, poi fortemente sostenuta dalla Duchessa.
A lui si deve, insieme a Niccolò Bettoli, il progetto di ampliamento della Galleria Ducale con l’esposizione delle opere del Correggio nelle salette piccole della Rocchetta, affidandole il ruolo di sancta sanctorum della quadreria luigina.
Toschi aveva inoltre diffuso, grazie alle incisioni su rame, l’opera di Correggio in tutta Europa.
Molte delle sue opere e dei suoi allievi, sono esposte per la prima volta in queste sale in contrappunto con gli originali rinascimentali, restituendo al visitatore il senso di una reinvenzione culturale e artistica di primaria importanza per la storiografia dell’arte italiana.